n m gusto
1 il senso che avverte i sapori
2 sentimento di intima soddisfazione
3 modo soggettivo di vedere e apprezzare le cose

sabato 4 febbraio 2012

Champagne is on the table. Le nuove bollicine sono made in Britain.

Non possono chiamarsi Champagne, ma come questi, come i nostri Franciacorta e come i Cava spagnoli (che agli Champagne contendono il primo posto sugli scaffali inglesi, con un prezzo pari ad un terzo di quello dei nobili colleghi francesi) sono prodotti con metodo classico. Solo che sono “Brit” le nuove star che rendono spumeggiante il mondo del vino oltre a quello del pop.

In prima fila a sostenere la nuova wine industry inglese perfino la Regina, che, dopo aver brindato alle nozze del nipote con l’inglesissimo spumante Chapel Down, ha fatto piantare pampinei virgulti nel parco della sua tenuta di caccia.





sabato 28 gennaio 2012

Appetiti politici: cos’hanno in comune la remise en forme di Monti e quella di Obama.

Ieri, mentre Mc Donald inciampava su twitter, il mio fruttivendolo si scusava per il prezzo folle delle zucchine e mentre i mercati della frutta registravano quotazioni da tempo nemmeno immaginabili in Borsa, tanti bambini festeggiavano il loro compleanno davanti a un happy meal con una bella corona rossa su cui campeggia una M giallo sole.

Nel mercato del cibo vale tutto e il contrario di tutto, alla faccia delle tasse sul junk food, degli imprevisti del marketing e delle decisioni di Ministri e First Ladies (anche se talvolta il mercato delle “patate” è strettamente connesso alle sorti di un governo e viceversa, ma questa è un’altra storia).
Non intendo dividere gli amanti della rucola (talvolta più esteti del cibo che salutisti) da quelli degli hamburger e come Michelle Obama ammetto un debole per le patate fritte (cum grano salis), ma Brillat Savarin aveva ragione nel sostenere “dimmi come mangi e ti dirò chi sei”. Le nostre abitudini alimentari, mix di eredità familiare, preferenze personali, talvolta dettate da condizioni psicofisiche, dicono molto anche di uno status sociale ed economico, nostro e generale.


domenica 15 gennaio 2012

Eco-Cucina rivoluzionaria: la lavastoviglie per cuocere a impatto (quasi) zero


Sembrerebbe un argomento da corso base di economia domestica: con quale elettrodomestico lavo le stoviglie sporche? dove faccio cuocere il salmone? E la signorina Bianchi, confusa, mette il salmone a cuocere in lavastoviglie.     La signora Casati, invece ha le idee ben chiare e il salmone lo fa cuocere in lavastoviglie perché così risparmia. Energia e tempo.  Secondo gli studi di Altroconsumo una lavastoviglie classe A con programma Eco consuma 16 litri d’acqua e 1,5 kwh ed i litri d’acqua raddoppiano quasi con un elettrodomestico di classi inferiori. Per evitare un inutile dispendio di energia e spreco di acqua, è quindi consigliabile utilizzare la lavastoviglie a pieno carico, il che per microfamiglie, coppie e single, significa lasciare i piatti sporchi in lavastoviglie almeno per un paio di giorni, prima che il carico sia completo e a quel punto diventa difficile utilizzare un lavaggio a basse temperature, anch’esso suggerito per limitare i consumi. 
L’idea rivoluzionaria per unire l’utile all’utile, risparmiando tempo ed energie proprie oltre che della lavastoviglie, è usare il medesimo elettrodomestico contemporaneamente per lavare e cuocere. 

giovedì 5 gennaio 2012

Etichetta & Etiquette: se Madonna si porta la bottiglia da casa


New York, Upper West Side, un celebre ristorante italiano. Lei è la regina del pop, a cena con il suo nuovo boyfriend. Tra una bruschetta con la rucola e una pizza Madame C tira fuori dalla borsa un bottiglia di vino rosso e due calici di cristallo. Terminato il vino, la bottiglia viene riposta nella borsa. A nessuno è dato sapere quale fosse il vino scelto da Madonna per l’occasione, ma poco importa l’etichetta della bottiglia, quanto piuttosto l’étiquette al ristorante. Lecito ed elegante portarsi il vino da casa?
BYOB è un acronimo che sta per “Bring your own bottle” (o anche Beer o Booze, se si tratta di party molto informali), coniato nel mondo anglosassone negli anni ’50, per indicare un’abitudine diffusasi poi con particolare successo in Australia e Nuova Zelanda tra gli anni ’60 e ’70. Funziona così: si sceglie la bottiglia dalla propria cantina, la si porta con sé al ristorante e al ristoratore si paga di solito un “corkage fee”, ovvero un “diritto di tappo”, una sorta di piccolo compenso per il servizio e la mancata vendita del vino “della casa”.

martedì 27 dicembre 2011

A corto di grana, regalo Parmigiano. Regali food nel Natale della crisi

Alzi la mano chi tra voi non ha ricevuto una scatola di riso al posto del temutissimo set di presine natalizie, del paté invece di quei calzini che anche Babbo Natale si vergognerebbe di indossare. Non un riso qualsiasi, certo, magari aromatizzato al tartufo, che fa chic e non impegna troppo il portafogli. Magari del paté di olive taggiasche anziché di fois gras, che così si aiuta la nostra economia senza alleggerire troppo la tredicesima.
Non è un caso se proprio in Dicembre Coop ha aperto un temporary shop natalizio nel cuore di Milano (in Corso Garibaldi 59), per ospitare il Fior Fiore della gastronomia, un ricco paniere alimentare, che comprende prodotti dop e di presidi Slow Food, accanto a capponi e finissima cioccolata di Modica, dei must a Natale. Sparirà il 31 dicembre, ma tutto fa pensare che Fior Fiore, marchio premium del food, avrà registrato per allora un enorme successo, se già da gennaio a settembre 2011 segnava +23,6% rispetto all’anno precedente.

venerdì 23 dicembre 2011

Calici Caratteriali. Wine design

Vi trovate a dover riunire intorno al tavolo il cugino passionale, lo zio estroverso  e una nonna conservatrice, il neo fidanzato introverso, vostro fratello rilassato, l’amico ambiguo e voi, l’altruista? Caratteri o solo stati d’animo temporanei, indotti dalla condivisione un po’ forzosa del tacchino che troneggia sulla tavola di Natale? Ecco una serie di calici comunicativi che la dicono lunga sul carattere di chi li usa.  I calici in cristallo di Colle Vilca dal design unico firmati Gumdesign (al secolo Gabriele Pardi e Laura Fiaschi) sono una reinterpretazione ironica ed “umorale” di un oggetto d’uso quotidiano, funzionale.
Al cugino che arriva senza fidanzata perché ne ha troppe, un calice che in realtà sono due, già pronti per un nuovo incontro. Per lo zio un calice “rotante” che facilita l’ossigenazione del vino (e quindi la dispersione nell’aria di un vortice di allegre particelle odorose); ... 



mercoledì 21 dicembre 2011

I wwworkers del food e le adozioni natalizie

A Natale adottate una pecora! Non una che faccia bella mostra di sé nel vostro presepe, poiché si tratta piuttosto di un’adozione a distanza, che ha il vantaggio di garantire una vita decorosa al vostro cyber-pet e la sopravvivenza a chi, nella realtà, se ne prende cura.
Nel segno di “ovini e marketing creativo” è un felice caso di wwworkers del food l’impresa di Emilio Concas, pastore nel dna, che dallo schermo del vostro laptop vi dà il benvenuto virtuale a Sardinia Farm (sardiniafarm.com). Costretti a reinventare la propria attività dandole un valore che compensasse il prezzo irrisorio del latte (pressoché invariato da decenni), i giovani figli di Emilio danno inizio nel 2005 alle adozioni a distanza delle loro belanti amiche. 390 euro annui, pagabili a rate, che ricambiano spedendovi a casa pecorino, olio, vini e poi naturalmente Mirto, Maloreddus e Pane Carasau, tutti prodotti che hanno anche il merito di far conoscere una Sardegna diversa dal Billionaire a clienti colti ed attenti.

lunedì 19 dicembre 2011

Cipolla esistenza

“E poi non sono soltanto le idee che si devono digerire: anche le cipolle!” recitava Giorgio Gaber nel 1972.
La zuppa di cipolle nella moderna gastronomia entrerebbe a pieno titolo nella categoria “comfort food”, quei piatti rincuoranti e nostalgici, che fanno star bene anche perché richiamano alla memoria tempi felici. Come a dire che questa zuppa ha un potere corroborante, nonostante le lacrime che fa versare il prepararla.
La zuppa di cipolle attraversa i secoli come piatto povero per i poveri, almeno fino al 1700, quando Luigi XV, re di Francia più dedito ai divertimenti che alla vita politica, svegliato in piena notte dai morsi della fame, trovandosi nel suo casino di caccia dove le sole provviste disponibili erano cipolle, burro e champagne (!), si improvvisò chef, creando così la soupe à l’oignon.
Altra leggenda vuole che sia stato un Nicolas celebre ai tempi (Appert, l’inventore delle conserve) a rendere famosa la zuppa, servendola al Duca di Lorena ex Re di Polonia in viaggio per far visita alla figlia Maria Antonietta, moglie di Luigi XV, quella che pare abbia consigliato le brioches al popolo affamato, meritandosi forse anche per questo la ghigliottina. Colpito sulla sulla via di Versailles, Sua Maestà in vestaglia (capita, di non avere l’abito adatto quando si è chiamati senza preavviso ad un compito nuovo) scese in cucina per imparare il segreto di questa zuppa così corroborante e nemmeno le lacrime lo fecero desistere dall’intento.

domenica 13 novembre 2011

Linea L come Lunch. Dopo i pop up restaurant, il Metro food

La linea L collega Manhattan a Brooklyn. Il biglietto, d’abitudine, non prevede alcun servizio speciale. A meno che una brigata di chef fantasiosi (il gruppo ‘A Razor, a Shiny Knife’) non si prenda la briga di servire ai viaggiatori un vero e proprio pasto, composto di sei portate, elegantemente disposte su microtavoli appositamente creati (con tanto di reggibicchiere incorporato) e decorati da mazzolini di lavanda. Il menù e il servizio, affidato a camerieri impeccabilmente vestiti, non era da vagone ristorante: tovaglioli di lino e posate d’acciaio per caviale e filet mignon. All’altezza della Third Avenue arriva addirittura il foie gras en brioche e per finire una monumentale panna cotta al cioccolato in foglia d’oro. Non un fast lunch, ma vero e proprio Slow Food,anche se quickly eaten (l’intero pranzo servito e consumato in mezz’ora di viaggio)
L’invito, inviato la mattina stessa via email, riportava solo l’indirizzo: “NE 8th Ave @ 14th St”, suggerendo di presentarsi “ad una donna alta e dai capelli scuri, con in mano un ombrello. Ma non chiedetele quale sarà l’esperienza che vi aspetta”. ...

venerdì 21 ottobre 2011

La classe non è acqua. Vendemmia a Montenapoleone

Non un croissant sbocconcellato davanti ad una vetrina spenta (anche se Tiffany brilla di luce propria), vestita di un abito assolutamente fuori orario, gli occhi nascosti dagli occhiali scuri dopo una notte in bianco. No. Abito da cocktail e il più comodo dei tacchi per zigzagare tra gli aperitivi più chiccosi di una Milano che veste un lungo strascico estivo, nonostante sia il 20 di Ottobre. Le Vendemmie di Via Montenapoleone di vendemmiale in senso stretto hanno poco, ma certo la presentazione della nuova annata di abiti ed accessori offre l’occasione ai couturier del vino di presentare il meglio delle loro collezioni ad un pubblico composito di bon vivants e fashion victims, curiosamente mescolati a enologi, sommelier e vignaioli d’alto rango.

martedì 20 settembre 2011

Rosé per un giallo. "Odore di chiuso"

Pordenonelegge 2011. 
Mi trovo nella bizzarra ma straordinaria occasione di dover scegliere un vino per presentare un libro, che poi non è un libro qualsiasi, ma un giallo. Giallo (il genere), quindi rosso (il vino). Sembra un abbinamento fin troppo ovvio. Se non fosse che non si tratta nemmeno di un giallo qualsiasi. Un giallo storico, ambientato nella Toscana di fine Ottocento, un giallo enogastronomico, sia per alcuni indizi, sia perché il protagonista, qui nell’inusuale veste di detective, è Pellegrino Artusi, e un giallo infarcito della graziosa ironia, dell’acume e dell’arguzia dell’investigatore, che fa da contraltare alla nobiltà vacua e debosciata della gran parte degli altri personaggi.
Il romanzo è “Odore di chiuso” di Marco Malvaldi, che ho letto qualche mese fa, immaginando, come spesso mi accade, quale ne sarebbe stato il perfetto compagno da sorseggiare durante la lettura. Eccomi servita.
Stavolta, a differenza del solito, non si trattava di abbinare un vino ad un piatto, poiché il protagonista non era il polpettone alla zingara, che pur faceva bella mostra di sé nel libro e sulla nostra tavola, ma Il Romanzo. 

martedì 6 settembre 2011

Champagne a Ga ga

I can't help myself / I'm addicted to a life of material
It's some kind of joke / I'm obsessively opposed to the typical
'cause we wanna live the life  / Of the rich and famous
'cause we gotta taste for champagne  / And endless fortune
da “Fame”, Lady Gaga

La bottiglia di San Pellegrino vestita da Missoni, quella di Evian in Kenzo e perfino quella di Coca Cola firmata Lagerfeld sono versioni molto castigate rispetto alle mise, a dir poco estrose, disegnate per le più celebri maison di champagne, per le quali designer e stilisti rivaleggiano in immaginazione almeno quanto gli stylist di Lady Gaga.
“Curvé Brut” (il gioco di parole è molto divertente) è il modello “Moulin Rouge” in versione sexy-fetish di latex rosso e lacci firmato da Jean-Paul Gaultier per vestire lo champagne Piper-Heidsieck. Dello stesso stilista anche la versione burlesque nero vinile con effetto “calza a rete” e papillon rosso, presentata in anteprima al festival di Cannes.
Molto più perbene l’abito di Moet Ice Imperial, quasi uno Chanel vintage da crociera. 

giovedì 11 agosto 2011

Pop-up, temporary, undeground,... Nuovi ristoranti effimeri per viaggiatori gourmet.

Tra le avventure “mordi e fuggi” quelle culinarie sono, trovo, tra le più interessanti, per l’ esperienza socioculturale che se ne ricava e perché spesso segno di come i tempi incidano sulle nuove modalità di approccio al food. 
È di qualche anno fa il primo Pop up restaurant di Milano, che, ospitato in un’ex carrozzeria, offriva menu diversi e insoliti ogni sera, più cooking show e area Nintendo con tanto di programma “Guida in cucina”, ovvero la cucina interattiva per aspiranti chef.

Soluzione interessante, quella dei temporary restaurant (ancora limitata in Italia, ma frequente all’estero), che registrano una tendenza che imperversa in tutto, dai temporary shop ai temporary manager, nel segno di un generale Hic et Nunc, ovvero: goditi l’effimero, qui e ora. Le location dei TR sono spesso spazi dismessi, originali, anche curati nel design (è stato il caso dell’ Eat Drink Design, aperto solo per la Settimana del design olandese o di Flash, allestito per 80 giorni nella Royal Academy of Arts di Londra), che consentono di giocare sulla curiosità del cliente, tra piatti classici rivisitati e innovazione più spinta, con la possibilità di offrirgli un’esperienza memorabile, magari anche polisensoriale, con uno chef star.

mercoledì 6 luglio 2011

Rosso d'estate e Merlot en travesti

Se le regole valgono per essere smentite o provocare confronti, che dite di “mai vino rosso con il pesce”? Vero, con crostacei, molluschi, sushi o susci (di casa nostra) i bianchi sono un must e vero anche che per “pulire” un fritto una buona acidità resta la miglior cosa. Ma pensate a una zuppa di pesce, del tipo caciucco alla livornese con un rosso. Vi vedo annuire. Certo, un rosso invecchiato in legno e con tannini impegnativi avrebbe l’effetto di un cappotto in agosto. Vale la pena quindi cercare dei “rossi da estate”, da servire freschi, con un grado alcolico tale da non farci stramazzare sotto l’ombrellone e magari un gusto leggero di fragola o ciliegia. È il momento della rivalsa per tutti quei rossi considerati troppo smilzi, guardati con sospetto e nasi storti. Come a dire: la prova costume boccia, per una volta, i rossi corpulenti, anche quelli palestrati ad effetto per piacere. 


venerdì 24 giugno 2011

Fusion dilemma

Come servire il sushi nei piatti della nonna? Come far stare samosa e biryani di verdure su ceramiche che hanno sempre e solo ospitato lasagne e consommé? La collezione Hybrid Ceramix comprende piatti piattini e tazzine fusion che mixano motivi classici europei a quelli delle ceramiche etniche, paesaggi alpini a carpe e fiori di loto. Come far convivere con eleganza il té inglese con un pasticcino al matcha.

Hybrid Ceramix  è disegnato da CTRLZAK Art & Design Studio e distribuito da Seletti

venerdì 17 giugno 2011

Blind date a tavola? no grazie


Appuntamento al buio? per evitare spiacevoli sorprese senza apparire malfidenti, ecco la soluzione cool: una tovaglia luminosa, costruita in fibre ottiche che consentono di ottenere un effetto luminoso light e molto gradevole. Con la luce soffusa emanata dalla tovaglia potrete studiare chi avete di fronte senza farlo sentire sottoposto ad un interrogatorio. Disponibile in 10 colori, funziona con un adattatore o una batteria ricaricabile che dura 12 ore. 
In vendita su www.lumigram.com.


martedì 14 giugno 2011

Eat-inerante il cubo ristorante di Elettrolux


Un ristorante eat-inerante? Il cubo pensato da Elettrolux, ospita un ristorante temporaneo con 18 coperti ed ha il vantaggio di offrire viste inimmaginabili, poiché si posa, ogni tre mesi, sopra un diverso monumento europeo. Il conto è un po’ salato (200 euro), ma vi offre una cena firmata dai migliori chef, a due passi dalle nuvole e con un panorama incredibile. C’è di che solleticare tutti i sensi.


martedì 7 giugno 2011

Sauvignon Blanc. Tipo curioso


Sauvignon Blanc. Col carattere che ha meglio chiamarlo con nome e cognome. Autoctono del sud ovest di Francia dal 1600, è divenuto celebre nella Loira e nel Bordolese, dove la sua natura sauvage (da cui il suo nome) è stata addomesticata nei Pouilly Fumé, nei Sancerre e nei Bordeaux blancs. È, come lo Chardonnay, un viaggiatore d’alto rango, ma molto più eccentrico. Globe trotter partito dalla vecchia Francia, ha attraversato California e Sud America, Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa e adattandosi ai nuovi climi ha preso un corpo più rotondo e un accento caldo e tropicale di melone, passion fruit, pompelmo. In Italia è più spesso un’esplosione di uvaspina, foglia di pomodoro, erba appena tagliata, peperone, ortica, oltre a quella nota che noi per eleganza chiameremo bosso. Esuberante e nervoso in vigna, matura tardi e conserva la sua freschezza e intemperanza anche nei vini più educati. A una festa di nobili vitigni lo si riconosce: è quello che tutti si voltano a guardare, quello con il tight e i calzini viola, fuori dalle righe, vivace (senza neanche aver bisogno di bollicine), lo si sente arrivare e, quando se ne va, lascia la scia. 

martedì 17 maggio 2011

Il Pinot Grigio, i jeans e Elsa Schiaparelli

Versatile, adatto a tutte le circostanze, intramontabile, universale e arcinoto? I jeans? No, è il Pinot Grigio! Che va bene a tutti e che è un passepartout. Come i jeans. Mutazione genetica (come il Pinot Bianco) dell'aristocratico Pinot Noir, il  Pinot Grigio dei suoi nobili natali non si cura e solo la sua salute cagionevole, sensibile com'è all'umidità e alle muffe, lo tradisce. E' presente in tutte le occasioni e recensito nella gran parte delle testate internazionali (anche se  velocemente liquidato in poche righe), a differenza degli altri due Pinot, Nero e Bianco, non limita le uscite in società, né brilla per riservatezza, atletico e moderno quanto i suoi fratelli sono sottili e un po’ fané. Eppure gli snob del vino semplicemente lo snobbano (appunto). Forse in virtù di un successo che lo ha reso popolare, tanto da essere sulla bocca di tutti e così familiare da essere chiamato PiGi, come noi chiamiamo il nostro amico Piergiovanni. Tanto popolare da avere infinite imitazioni, spesso di second'ordine, così che ordinare un PG è diventato quasi cosa da farsi sottovoce, ostentando noncuranza "mah, mi dia un pg", come si ordinerebbe un qualsiasi drink di beva facile e impegno poco. 

martedì 19 aprile 2011

Ficcanaso. Il bello dell'olfatto

“Voi... voi avete un naso... ecco... un naso... molto grande”. “Tutto qui?” rispondeva Cyrano a Valvert. “Eh, no! E' un po' poco, ragazzo mio! Ce n'erano di cose da dire sul mio naso, diamine! Per esempio: Certo che quando bevete vi si immerge nel bicchiere! Che splendida insegna per un profumiere! […]. Ecco quante cose, mio caro, avresti potuto dirmi se solo avessi un briciolo di cultura o di spirito”1.
Il naso, considerato un senso bruto (tanto che per Darwin solo la sua atrofia consentì l’evoluzione della specie verso la civiltà) cede il passo a udito e vista, che sollecitata per millenni, diventa oggi, ahimé, spesso unico metro di giudizio. E il naso, negletto e condannato, è riscoperto solo quando l’aromaterapia (e i piercing per altri versi) non lo riportano alla nostra attenzione, quando il marketing olfattivo ne riconosce le enormi potenzialità nell’influenzare le scelte del consumatore; da qui un fiorire di candele alla cannella, bagnoschiuma allo zenzero, yogurt alla vaniglia, …
Ma quanto sarebbe più educativo per i nostri sensi annusare la cannella e lo zenzero e la vaniglia, quelle vere, se il naso è (e lo è) una finestra sulla storia unica di ognuno di noi, un bagaglio di ricordi insostituibili da qualsiasi altro senso (confessate, dell’asilo non ricordate il volto della maestra, ma l’odore della minestra col formaggino si, come Proust ricordava quello della madeleine 2). Unico forziere, dove tutto, anche se alla rinfusa, si conserva, il naso non ha bisogno di riflessione, ...

lunedì 14 marzo 2011

Rifare il look alla tavola

La notizia che aspettavate per rifare il look alla vostra tavola: Diane von Fürstenberg firma una sua linea per la casa che comprende piatti in più modeste (si fa per dire) versioni monocromatiche (dal giallo tamarindo al nero cumino fino al bianco sale, sciccosissimo con i bicchieri ambra e le posate oro), o in vitaminiche versioni, che ricordano nei colori e nelle fogge i suoi celebri wrap-dress (se ne indossate uno, evitate di servire ravioli e simili, a meno di non portare una taglia 38 …). Contate su una serata ruggente? Optate per un’apparecchiatura animalier su fondo turchese, giallo o fucsia (!), ma evitate quell'abito di Blumarine appena acquistato, o rischierete di confondervi con il tavolo come un 
camaleonte e il vostro predatore non vi noterà affatto.

lunedì 28 febbraio 2011

Vini del nuovo mo(n)do


Sono in Sud Africa da qualche ora e mi dico che il miglior modo per cominciare ad assaggiare questo paese è lasciare che sia il vino a far gli onori di casa. La carta dei vini che ho davanti è voluminosa e, nonostante io ami sfogliare le Wine List “da compagnia”, la stanchezza del viaggio cerca un sollievo familiare alla voce Sauvignon, dove spesso mi porta il cuore. Leggo le descrizioni e invece di “note di sambuco e foglia di pomodoro”, trovo “litchi, gooseberry, passion fruit, guava, capsicum, …” a ricordarmi che sono a Capetown e forse qui non c’è il bosso nei giardini e nemmeno tanti gatti a farsi riconoscere nel Sauvignon. Abbinamento consigliato dal maitre della casa (ma, scoprirò poi, anche da chi guida le degustazioni): il sushi, certo da queste parti piatto più comune della frittata con i bruscandoli e forse anche degli asparagi. La cosa mi diverte, così visito cantine e faccio un sacco di domande e assaggio. E più assaggio e ascolto e più mi chiedo se questo sia davvero un Nuovo Mondo. La vite è qui dal 1652, quando un lungimirante funzionario olandese della compagnia delle Indie, piantò qui 2 ettari e mezzo di viti francesi e spagnole in quello che oggi è un giardino botanico. Da qui le viti presero la via di Constantia e poi di molte altre regioni e i vini si fecero tanto buoni da conquistare già nel 1700 i fini palati dell’Europa, tra cui Jane Austen, che raccomandava ai cuori delusi un goccio di vin dolce di Constantia per le sue virtù curative1 e doveva funzionare se Napoleone ne portò con sé nel suo esilio a Sant’Elena...

domenica 27 febbraio 2011

CHTMRGX61 *


“A rapporto, Capitano Spark Ling”.
“Avete esaminato il reperto?”
“Sissignore, si tratta di un flacone liscio di un materiale in uso fino al XXI secolo con funzioni diverse. Credo si chiamasse vetro signore”.
“Più esattamente?”
“Stando agli esami fatti, abbiamo motivo di pensare si trattasse di un oggetto d’uso per il confezionamento degli alimenti, sigillato con un materiale che doveva consentire l’ossigenazione del contenuto”.
“E quanto al contenuto? Ho visto aprire il reperto n°2 e versarne un liquido che mi è parso simile a quello dolciastro e scuro che abbiamo scoperto aveva proprietà digestive ed euforizzanti”.
“Sissignore, lei intende quello che abbiamo trovato essere utilissimo anche nel togliere la ruggine dagli ingranaggi delle nostre astronavi”.
“È dunque lo stesso?”
“Nossignore, questo liquido non è dolce né ha tracce lontane di effervescenza. È un liquido “caldo”, se comprende la sensazione … il termine corretto per dire il vero è “alcolico” e deriva dalla fermentazione di materia prima naturale. Viene dall’uva”.
“Un frutto, se ricordo bene. Giallo e di forma allungata, non è vero?”.
“Nossignore, l’uva era un frutto a grappolo, fatto di tante piccole sfere ricche di sapore, si legge, e dolci a completa maturazione del frutto. Attraverso la fermentazione di queste, mi dicono i nostri chimici, se ne otteneva questo liquido.”
“Anche questo serviva a ripulire gli ingranaggi e dare sollievo dalle indigestioni?”
“No, a dire il vero non ne abbiamo compreso l’utilizzo pratico, né lo scopo medico. La letteratura racconta di congressi in cui lo si consumava, pare, semplicemente per … piacere”.
“Vale a dire?”
“Sembra che il berlo a piccoli sorsi risvegliasse i sensi, signore”.
“Intende dire che assumerlo consentiva di avere una supervista o un udito eccezionale?”
“Niente di tutto ciò Ci risulta difficile, in effetti, comprendere in cosa consistesse questo piacere. Abbiamo testato il reperto facendolo assaggiare ad alcuni dei nostri anziani ed il risultato è piuttosto inspiegabile scientificamente. Dicono di aver percepito molteplici odori e sapori mescolati insieme eppur nettissimi. E, cosa ancor più strana, pare che il sorseggiarlo risvegli alla memoria un ricordo di cose scomparse da centinaia d’anni: viola, tabacco, more, lamponi, e poi pepe e chiodi di garofano e ciliegie e prugne sotto spirito …”
“Ah, ecco, era quello il frutto giallo e lungo”.

*Codice Fiscale di Château Margaux 1961
Pubblicato su “q.b. quanto basta fVG” Dicembre 2010. Riproduzione Riservata.

La sua Africa

Intervista a Giorgio Dalla Cia, Stellenbosch, Gennaio 2011
“Era il 1974, leggevo Hemingway e Somerset Maugham e quando sono arrivato in Sud Africa mi sembrò che il tempo si fosse fermato al primo ‘900” mi racconta Giorgio, preparandomi un espresso e, anche se non ne bevo da un mese, quando mette in tavola una bottiglia del suo Sauvignon, del caffè mi dimentico. Un Sauvignon senza fronzoli né eccessi, diritto, eppur generoso e rotondo e io comincio a chiedermi se, come talvolta accade, somigli a chi l’ha fatto.
Tra divagazioni tecniche (sughero o tappo a vite), lezioni enologiche (vini sfacciati o eleganti e modesti, moda californiana e modo francese) e riflessioni malinconiche sui tempi del vino che non corrispondono più a quelli di un mercato legato a logiche industriali, Giorgio mi dice delle difficoltà di un paese grande quattro volte l’Italia, ma anche dei  suoi successi e del potenziale di crescita (per parlare solo dei consumi: 8,5 lt di vino procapite … tra vino e grappe i Dalla Cia hanno il loro bel da fare), ...

domenica 12 dicembre 2010

Vino da divano per domeniche uggiose


Domenica grigia. Mi vedo “Mangia prega ama” e mi dico che, se spesso la trasposizione cinematografica di un romanzo risulta insoddisfacente, questo film invece traduce fedelmente che più non si può la serie di luoghi comuni di cui già il libro è infarcito. Senza addentrarmi nella discutibile sezione “Pray” e sorvolando su quella “Love”, devo dire che “Eat” brilla per prevedibilità. Manca solo il fiasco di Chianti a suggellare il fiasco.
A curare la delusione, sotto un cielo che rimane plumbeo, passo in rassegna quante immagini memorabili ricordo dedicate dal cinema a cucina e banchetti e quali vini sceglierei per curare lo spleen autunnale. Vini egoisti, da godere da soli, vini che riscaldino come una bella coperta, vini con cui potersi confidare a lungo e a voce bassa come con un amico troppo dolce e riservato per poterlo portare ad una cena. Stranieri come Porto, Madeira, Tokaj, o di casa come una Malvasia delle Lipari, un Vin Santo, Ramandolo o Picolit. Vini antichi che Greci e Romani allungavano con l’acqua, Vini tanto Santi da essere usati, forse, per curare la peste trecentesca, vini così preziosi da costare fortune nel ‘700, vini “da meditazione” se ancora ci fosse chi ci invita a meditare con un vino1...